Progetto Locazioni Turistiche e Affittacamere
Il progetto di Restauro e Risanamento Conservativo nasce dalla volontà di realizzare 3 appartamenti di piccole dimensioni ed un appartamento di ampie dimensioni, da destinare alle locazioni turistiche. La localizzazione strategica e prestigiosa, nonché l’aspetto gradevole del palazzetto invoglia al recupero dell’immobile che versava in condizioni di abbandono da più di 30 anni.
Dall’analisi storica dell’evoluzione tipologica dell’edificio, si articola il percorso filologico della proposta progettuale che porta ad eseguire quelle opere che, pur ridistribuendo le unità immobiliari, non satureranno l’organismo edilizio.
I materiali per gli interni sono proposti come richiamo all’aspetto storico e romantico dell’immobile. Pertanto per pavimenti, rivestimenti e finiture a muro si è utilizzato legno, resina, formelle decorate in gres pasta intera, ecc.. I decori richiamano, seppur rivisitati nella modernità, i disegni delle formelle romantiche di inizio secolo.
I solai in legno trattati e recuperati a vista completano la suggestione interna, perfetto connubio tra passato e presente.
Il vano scala, dotato di elevatore centrale, così come l’atrio di accesso sono completati con materiali dati toni caldi.
Collocato su uno degli assi principali del Centro Storico, corso Canalchiaro, dove era presente l’omonimo canale, a ridosso della piazza più importante (p.za Grande – Sito Unesco) il palazzetto è un esempio interessante di architettura medioevale che si è evoluta nel tempo.
Il primo impianto edilizio dell’isolato (aggregato edilizio), potrebbe risalire alla metà quattrocento, quando a Modena si attua una rinascita edilizia ed urbanistica grazie all’ascesa al potere degli Este (Borso D’Este). Il periodo che seguì vide, infatti, la costruzione di chiese, palazzi ed edifici pubblici che di riflesso influenzarono anche l’edilizia privata.
Nel 1501 un forte terremoto provocò gravi danni al centro cittadino dove crollarono parzialmente chiese e mura: la torre del palazzo comunale, pericolante, venne parzialmente abbattuta e anche le case adiacenti alla piazza subirono danni consistenti. Pertanto di quanto precedentemente edificato rimase veramente poco.
Risale al 1622 la più antica carta conosciuta della città di Modena, una dettagliata planimetria della “Pianta di una parte della città – Zona Canalchiaro”: carta di uso pubblico per il controllo delle acque. In tale cartografia sono riportati dettagliatamente i canali e i condotti che scolavano nel Canalchiaro e l’edificato sorto nelle immediate adiacenze. In essa sono riportate anche le lottizzazioni sorte nella zona del Canalchiaro e i nomi dei rispettivi proprietari terrieri: essa può essere definita quasi una prima rappresentazione catastale. In essa, il lotto contenente l’edificio, era già distintamente restituito, con la conformazione che ritroviamo ancora oggi di due ‘lotti gotici’ affiancati (forse anche un terzo parziale). Le due proprietà, ben visibili, erano: Fretti-Pelloni e Agucchino e Seraffino.
I due edifici si presentano, nel loro impianto generale, come case a schiera senza portico.
L’attuale conformazione, probabilmente, nasce come accorpamento dei tre lotti gotici, fusi in epoca non nota, in occasione di ripetute sopraelevazioni. Anche il caratteristico sporto (realizzato con il prolungamento delle travi portanti del solaio) sorretto da mensole dette “beccadelli”, individua tre scansioni differenti di arcate.
Nell’800 poi la maggior parte degli interventi edilizia riguardano l’edilizia minore. Anche i Piani di Risanamento di fine ‘800 e inizio ‘900, che prevedevano l’abbattimento dei portici nelle strade più insalubri, comportano un fenomeno tipico: il rifacimento di facciata, arretramenti, eliminazione portici e spesso, innalzamento di un piano o due.
Nel 1925 l’allora proprietario, Andrea Rotteglia fu Pellegrino, presenta alla Commissione d’Ornato (che approva il 15 settembre 1925) un progetto di ‘alzamento’ e restauro della casa posta in Trento Trieste n° 35 (l’attuale Canalchiaro, ricordiamo che dal 1918 al 1933 la strada fu intitolata alla liberazione di Trento-Trieste) a firma dell’Ing. Silvio Neri
La facciata su Canalchiaro è un esempio di architettura romantica eseguita a inizio secolo del 900 in stile eclettico. La facciata è ripartita in due volumi prevalenti dove al piano primo ha luogo e si evidenzia un interessante sporto a mensole di stampo neo-medievale costituito alla base da voltine decorate a finto intarsio ligneo. Il volume sporgente, che emerge dalla facciata, sovrastante lo zoccolo è caratterizzato di lievi asimmetrie e culmina nel cornicione il quale è scandito da mensole lignee in stile déco con sovrapposto tavolato ligneo e ornamenti anch’essi ad imitazione di un intarsio ligneo. Il volume principale della parete rossa è caratterizzato da un intonaco cementizio stilato e inciso a formare finte fughe sicuramente ottenute su malta ancora fresca le quali vanno a configurare una illusoria cortina muraria. La parte inferiore dell’edificio è intonacata e lasciata priva di caratteristiche specifiche fatto salvo per la cornice del portale eseguita a ovoli in stile rinascimentale, opera di produzione industriale derivata da calchi e colature di cemento.
Il restauro eseguito ha mantenuto e valorizzato l’aspetto storico delle finiture, garantendo un recupero filologico dei decori presenti.
Sono state recuperate e restaurate anche le ringhiere delle finestre presenti al P1° e P3°.
ARCHITETTO CATERINA BOLDRINI
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